Che talento ho per la lettura! Lo so, perché dopo qualche tempo non conservo quasi nulla se non un’impressione, un colore, una convinzione di ciò che ho letto, senza poter essere in grado di riportare una frase o riassumere un capitolo. Se rileggo un libro che so avermi impressionato, le frasi che avevo sottolineate non mi sembrano più così importanti, mentre oggi ne segnerei di nuove tra quelle che forse avevo del tutto ignorato, e che ora non so più di aver letto.
Estasi e materia è un libro che in cinque anni non ho finito di rileggere. Qualcuno che non mi conosceva me lo suggerì, indovinando un possibile ceppo comune dai miei poveri scritti. Da allora non dimentico questo libro, ma dimentico cosa voglio che contenga. E così porto avanti i lavori del mio tempio infinito.
Trovo tutto questo magnifico e tragico.
Non essere tragici, non essere demoliti costantemente da sé stessi, sarebbe uno spreco di tempo, un’occasione mancata.
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02 aprile 2015
17 gennaio 2013
Espressione
Una lettera d'amore, o l'espressione di un desiderio, assoluto, insincero, completamente falso, certo. Tale è l'ebbrezza - generata, respirata - da non potersi figurare a guardare fissi davanti sè o addirittura intorno come normalmente si fa. L'altezza, la vertigine, non sono che il sottinteso bruciante di una follia spaventosa che fa del vuoto l'estasi. E per questo si resta per tutto il tempo a guardare verso l'alto, senza alcuna preoccupazione di essere o non essere sè stessi.
"Il trucco? Eccessivo. Sfacciato. Gli occhi allungati fino ai capelli. Le unghie dipinte. C'è forse qualcuno di normale e ragionevole che cammini su un filo o si esprima in versi? E' davvero da pazzi. Uomo o donna? Mostro, decisamente. Anzichè sottolineare la singolarità di un simile esercizio, il trucco l'attenuerà: non stupisce infatti che un essere carico di ornamenti, dorato, dipinto, equivoco insomma, passeggi senza bilanciere là dove mai si avventurerebbero un piastrellista o un notaio.
Imbellettato, dunque, e sontuosamente, fino a provocare, non appena comparirà, la nausea. Già alla tua prima piroetta sarà chiaro che quel mostro dalle palpebre violette poteva danzare solo lì. E' senz'altro questa sua particolarità, si diranno tutti, a portarlo su un filo, è quell'occhio allungato, sono le guance dipinte, le unghie dorate a costringerlo là dove noi - Dio ce ne scampi! - non ci avventureremo mai."
(Jean Genet, Il funambolo)
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