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06 settembre 2021

Sostanza




Andare oltre la bellezza
superare la fascinazione 
illusorio senso di pace che non può essere un faro, la mèta a cui tendere
Di cosa è fatto dunque l'impulso che ci spinge attraverso lo spazio vuoto
che è il nostro vero ventre-luogo di appartenenza?



30 agosto 2021

Il largo






Stavo prendendo il largo
seduta su un'ostia
i talloni schiacciati
e un fascio di luce sugli occhi
Non vidi mai una sponda


31 marzo 2021

PORTA APERTA

 



Non so bene cosa ci abbia portati qui

che cosa sia rimasto di noi,

sarà stato il diventare presto

un modo di essere soli e risonanti nel buio

mentre la notte ancora non viene

e dai verdi rassodati dalle molte piogge

si stacca un'altra volta l'estate,

una sospirata ingenuità si allontana.

E un posto tanto vuoto che pare ti appartenga

allunga un'ombra sull'ombra che sembrava la tua.


(Pierluigi Cappello, Stato di Quiete Poesie 2010-2016)

27 novembre 2019

Il mestiere di vivere







     "Nell'inquietudine e nello sforzo di scrivere, ciò che sostiene è la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto."



Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 4 maggio 1942


27 giugno 2019

La solitudine del mondo




"Chi vive il terrore in solitudine, chi non è membro di una comunità, continuerà a cercare una comunità immune da paure, e coloro che detengono il controllo dell'inospitale spazio pubblico continueranno a promettergliela. Senonché, le uniche comunità che le persone isolate possono sperare di costruire e gli amministratori dello spazio pubblico possono seriamente e responsabilmente offrire sono quelle permeate di paura, sospetto e odio. (...) Il mondo contemporaneo è un contenitore pieno fino all'orlo di una paura e di una disperazione erratiche, alla ricerca disperata di sfoghi. "

(Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale)

08 maggio 2019

Possibilità




[...] L’importante e il gregario parlavano col proprietario della bettola e ridevano, come vecchi amici rimpatriati da qualche passato di cui compiacersi. Quando l’importante la vide arrivare le piantò le ciglia curve addosso smettendo di ridere. Lei lo fissò, e pensò che in quel singolo momento lo stava davvero controllando ma non aveva la minima idea di come usare quel controllo. E il fatto era che se non riusciva a capirlo, presto si sarebbe ritrovata bloccata in un intreccio psicotropo di volontà maschili enormemente più vivide delle sue. 

Adesso sarebbe impossibile concentrarsi su queste cose, per via degli smartphone e dei tablet. C’è questa astrazione psicosomatica da commento o gioco o condivisione che simula una partecipazione globale e continua, la presenza costante in un’area comune del tempo che anestetizza il presente, imbrigliando le possibilità di includersi realmente in qualcosa. [...]

30 novembre 2018

Dino Buzzati




"C'è, nel motivo popolaresco della musica, semplice come uno stecco eppure carico di secoli, qualcosa che precisamente diceva addio, con potenza d'amore per quello che fu e mai ritornerà e nello stesso tempo un confuso presentimento di cose che un giorno verranno, forse, perché la musica vera è tutta qui nel rimpianto del passato e nella speranza del domani, la quale è altrettanto dolorosa. Poi c'è la disperazione dell'oggi, fatta dell'uno e dell'altra. E fuori di qui altra poesia non esiste."




Dino Buzzati, Un amore (Buzzati, Opere scelte, Mondadori, I Meridiani, 1998)

24 ottobre 2018

Una storia ungherese, anzi no: italiana



"Ma l’odio non è germogliato all’improvviso. Oh no. Io ho visto la gente di Budapest cambiare. Un pomeriggio dello scorso inverno, poco prima dell’invasione tedesca, ero sul tram quando sono saliti due zingari. Tra i passeggeri si è creata subito tensione. Gli sguardi bassi accompagnavano il silenzio che iniziava a rotolare lento; le parole si spegnevano a canone, prima le voci di quelli dietro quindi di quelli davanti. In un istante, il silenzio ha invaso tutto il tram. Le mani stringevano più forte le borsette o affondavano ancor più nelle tasche. Il controllore ha chiesto ai due zingari i biglietti. Erano anziani. Probabilmente erano arrivati a Budapest da poco. Hanno mostrato il loro biglietto. Il controllore ha detto che non andava bene. Tutti noi che eravamo lì abbiamo visto che il tagliando esibito era corretto. Nessuno ha fatto niente. Neanche io."


Una storia ungherese - Margherita Loy




12 ottobre 2018

Richard Yates - Revolutionary Road



La messa in scena della classe media Americana. Non da parte di Yates, ma di sé stessa,  raccontata da Yates. Il teatro sociale non è un'invenzione di Yates. Lo hanno rappresentato prima di lui Oscar Wilde, Proust, Jane Austen, Virginia Woolf, e altri.  Questo romanzo è un classico, questo tema è universale, spalmato nello spazio e nel tempo.  I Wheeler recitano il loro ruolo di individui e di soggetti sociali presi in un ingranaggio che si illudono di governare (il nome Wheeler, ben descrive il destino di una ruota che gira a vuoto).  E nei termini in cui si esprime la tensione tra questi due aspetti risiede la sua credibilità, proprio mentre lascia trasparire la natura di insondabile mistero insita nel reale. I dialoghi fasulli, la gestualità aritificiosa, il compiacimento delle proprie scelte, sono i fragili mezzi con i quali i due coniugi perserverano nell'illusione della coppia illuminata.
C'è tutto il senso di questo romanzo nella scelta di Yates di far mettere la verità sul piatto a uno psicotico. Uscire dall'ingranaggio per lui significa finire internato, ovviamente. L'unico modo possibile di gridare al mondo la verità, svelando il silenzio tombale e il vuoto assoluto su cui era costruita la loro realtà.


09 ottobre 2018

Non coraggio


Io non ce l'ho il coraggio di dire veramente cosa mi piace e non mi piace
Non ho il coraggio di tirare dritto saltare l'uscita della Pontina e andare verso un luogo a caso
Non ho il coraggio di andare un giorno a via Giannetto Valli, aggrapparmi alle aste nere del portone e guardare in fondo all'atrio per vedere se c'è ancora il bassorilievo in bronzo
Non ce l'ho il coraggio di andare al parco e mettermi a copiare qualche ventoso pensiero davanti a tutti
Io non ho davvero il coraggio di presentarmi con questo corpo davanti a persone di cui  non riuscirei a trattenere lo sguardo
Io non ho il coraggio di mettermi a pensare seriamente cosa non va in questo paese
Vorrei, ma non ho il coraggio di prendere l'ukulele e mettermi a suonare
Non ho il coraggio di parlare e di accettare la mia voce
Non ho il coraggio di prendere un aereo senza i tranquillanti
Io il coraggio non ce l'ho di affrontare con leggerezza l'idea del tempo
E non ho il coraggio di ignorare le parole

04 luglio 2018

Creature dimezzate




"
All'esterno molte cose sono cambiate. Non so come. Ma nell'interno e dinanzi a Te, mio Dio, nell'interno e dinanzi a Te, spettatore: non siamo noi senza azione? Scopriamo, sì, che non sappiamo la parte, cerchiamo uno specchio, vorremmo struccarci ed eliminare il falso ed essere veramente. Ma qua e là ci resta ancora attaccato un pezzo di travestimento, che dimentichiamo. Una traccia di esagerazione rimane nelle nostre sopracciglia, non notiamo che gli angoli della nostra bocca sono piegati. E andiamo in giro così, zimbelli e creature dimezzate: né uomini veri nè attori.

"

Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge

12 marzo 2018

Il fiume e il tempo







"L’uomo avrà forse bisogno di mille lingue per cercarle così attraverso il tormento e l’orrore di mille strade furibonde? Non avrà più bisogno di lingua, non avrà più bisogno d’una lingua per far fronte al silenzio e alla terra; le sue labbra chiuse non proferiranno parola; l’occhio scruterà freddamente i meandri del cervello, nessun grido sorgerà dal cuore in cui zampilla l’essenza della vita."

(Thomas Wolfe, Il fiume e il tempo, Arnoldo Mondadori Editore, 1958 1ª Edizione,  Prologo)

16 gennaio 2018

Un'aria di destino




Un'aria di destino sparpaglia premonizioni con un suono di ali sbattute
ci saranno conseguenze
non ci saranno conseguenze

il liquido succedere dell'alba è disperso in un caotico silenzio
frammentarie deduzioni
latitanza del sogno
prosa imbronciata nel canestro della legna

possiamo eludere le foglie
bruciarle nell'acqua poco nota della mente
se ci impegniamo un poco





05 gennaio 2018

Anno nuovo



Solo il grido giovane può indossare
l'orgoglioso diritto di parlare con dolcezza al
mondo e non contro

Fermate la mia voce decrepita
Che strappino le gole infiammate mille urla
rabbiose crivellate a intervalli precisi
chioccolando la giusta poesia dalle grondaie

Che non arrivi mai ad ascoltare dalla mia bocca
il suono di sciroppo d'acero e tacchino al forno
corrotto e vile

piegata nella smorfia di una spiritualità
terrorizzata di ritorno.


(Elena Giacomelli, 2010, Granovisioni)

21 novembre 2017

Il Regno

Ecco chi sono: Ultima Sovrana del Regno di Me Stessa.
Qui prosperano Parole senza voce
suoni del mistero - certamente corde
risate di Follia
echi beffardi della Morte
luoghi stralunati del Tempo
chi siano i viventi nel Regno non so
nessuno che possa dire di conoscere
Neve Nera, sapete, è disciolta
piove sui crani
E la porta sul pozzo che non chiude mai

12 settembre 2017

Autunno



Si sciolgono le tendenze di Settembre
scivolo su una fetta di bresaola

Sconto i sogni del trenta per cento
Metto a dieta desideri e aspirazioni

07 settembre 2017

G.r.a.




La vita spesa sul G.r.a. non è di serie B
il tempo lavora come altrove
Lo striscione lacerato per Regeni a Tor Vergata mima una metafora banale

Davanti lo svincolo si curva incastrato nelle nuvole,
poco sotto l'insegna del Lidl
Bellezza di borgata ma più simile all'America

mi piace abitare la città triste

28 agosto 2017

Elegia di fine estate



Mi fermo a leccare i gusci dell'estate
mentre la strada si scioglie e le mele grandinano sui palmi

Dobbiamo tornare alle storie stremate di agosto
Al nettare fumato sui fianchi delle barche

Ancora ciechi dei riflessi sulla rosa di un ginocchio