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08 maggio 2019
Possibilità
[...] L’importante e il gregario parlavano col proprietario della bettola e ridevano, come vecchi amici rimpatriati da qualche passato di cui compiacersi. Quando l’importante la vide arrivare le piantò le ciglia curve addosso smettendo di ridere. Lei lo fissò, e pensò che in quel singolo momento lo stava davvero controllando ma non aveva la minima idea di come usare quel controllo. E il fatto era che se non riusciva a capirlo, presto si sarebbe ritrovata bloccata in un intreccio psicotropo di volontà maschili enormemente più vivide delle sue.
Adesso sarebbe impossibile concentrarsi su queste cose, per via degli smartphone e dei tablet. C’è questa astrazione psicosomatica da commento o gioco o condivisione che simula una partecipazione globale e continua, la presenza costante in un’area comune del tempo che anestetizza il presente, imbrigliando le possibilità di includersi realmente in qualcosa. [...]
02 maggio 2013
Alzara project
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| Scribbled Wire Sculpture by David Oliveira |
Ho una scrittura grezza e arrogante. Quando tento di costruire, limare e rifinire mi ritrovo imbrigliata in un linguaggio simbolico in terra fantasma che non riesco a normalizzare, e quando infine mi sforzo aggiusto e riaggiusto non sono certa di aver ottenuto quello che volevo. Rileggo e mi dico che quello che volevo era proprio il linguaggio simbolico. Forse la spiegazione va cercata nel motivo per cui mi piacciono la letteratura americana e Sean Penn*. Non perchè siano grezzi o arroganti - forse un pò anche per questo lo ammetto -, ma perchè guardano il mondo da una prospettiva delusa; non dal tempo però, piuttosto per via di un'incapacità ad adattarsi che si esprime nel non volersi sgrossare. Come se l'eccesso di stile depotenziasse l'urlo che per chiunque è il vero movente del voler dire qualcosa. Sembrano ingenuità, percezioni adolescenziali, comunicazione di pancia. Forse è solo insofferenza. Sappiamo che non è così che funziona, la letteratura lo dimostra ampiamente con le sue storie scarne e potenti, i linguaggi purificati che scolpiscono le epoche. Eppure non basta. Non basta a me, e non basta ora e qui, in un universo come questo in cui le voci sono dappertutto provengono da ogni punto dello spazio e del tempo e si accavallano coprendo le voci con altre voci, e qualunque cosa si dica di certo la replicherà qualcuno tra un momento, e anzi è molto probabile che l'abbia già detta un altro. Così rimane solo l'urlo svuotato che si sgretola e inghiotte il tempo, e il tempo si scompone in tante piccole schegge perdendo la funzione di contenitore e di chiave di lettura di una coscienza in evoluzione. E' così che l'idea di Alzara è nata e - molto molto lentamente - sta procedendo. Le schegge si sparpagliano in tutte le direzioni sulle pagine e così sia.
*Più l'idea del regista e attore Sean Penn che non il vero regista e attore Sean Penn.
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