Margherita Vetrano scrive recensioni di film In incognito.
In questo caso ha fatto un'eccezione con una bella recensione su Granovisioni, che con grande piacere pubblico qui.
Eccola.
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Granovisioni è un melting pot di idee, parole, poesia e prosa, fusi in un unico sguardo appassionato verso il dettaglio, la sensazione, l’emozione.
I capitoli sono ventotto, tutti diversi, ognuno col suo sapore, la sua visione a metà tra la realtà e la fantasia.
Elena Giacomelli scrive con gli occhi del cuore aprendo una finestra romantica, a volte più dura, sul mondo, ma lo fa sempre con una grazia ed un’eleganza che conquistano.
“La colpa” apre il libro ed è subito un pugno allo stomaco che costringe a tenere gli occhi aperti sulla narrazione. Il linguaggio è forbito, poco immediato e la comunicazione striscia oltre la linea di galleggiamento, ma il senso ci attanaglia e ci rapisce sprofondandoci in un universo parallelo, nelle granovisioni. A seguire “Millennio” dà il senso del perduto, un rimpianto appena sussurrato, della dolcezza del ricordo e del guardare indietro non solo per piangere ma anche per ricordare chi siamo. Regna una concretizzazione delle sensazioni che diventano liquidi appiccicosi, nettari divini o battito d’ali; l’idea diventa tangibile e rappresentata attraverso il tatto, l’odorato, paralleli impensati e impensabili che funzionano. Quando si prende il ritmo nella lettura, “Undici storie” spezza la cadenza con la sua cantilena di messaggi, sparati come fuochi d’artificio sul foglio bianco. Pietre miliari di cinica realtà. Ne “Il calcolo” c’è la comune esigenza di misurare tipica del mondo, di inscatolare pensieri e vissuto nel tentativo di controllare i fatti. Non è così ma ci appartiene ed è indispensabile.
Ed ecco che il passo cambia di nuovo fino all’ultimo sorprendente pezzo.
“Granovisioni” perché già dalle prime righe mantiene intatto il desiderio di terminare la lettura fino all’ultima pagina con la stessa intensità e con la certezza che in ogni suo più piccolo anfratto troveremo un po’ di noi. Il suo sospiro leggero di gioia o di angoscia è una brezza da cui lasciarsi accarezzare e strappare via le memorie più intime, per riscoprirle sotto forma di un nuovo linguaggio.
Da leggere.
Margherita Vetrano
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12 febbraio 2014
19 gennaio 2014
Recensione di Strani giorni su Granovisioni
In tante occasioni dalla nascita di Strani giorni ho avuto modo di conoscere lo sguardo intenso e tagliente - esso stesso materia d'arte - delle recensioni di Ettore Fobo.
Ma è un'esperienza del tutto diversa, che assume un significato profondo, se i propri scritti diventano l'oggetto di un'analisi così attenta e priva di sbavature.
Riporto solo alcuni brevi passaggi della sua bellissima recensione.
"Il tentativo è far presa sulla realtà, fotografare attimi dispersi nel fluire del tempo, come nella splendida poesia Undici storie dove ogni oggetto, ogni personaggio, ogni animale protagonista, con la sua sola presenza accennata, suggerisce una storia, ma non la esaurisce didascalicamente: è l’abbozzo di una linea che, inevitabilmente, tende all’infinito."
(...)
"E’ una poesia molto materica, materica fino a una strana evanescenza, come se il microscopio dei versi ci restituisse una realtà troppo nuda per essere vista, troppo scorticata per essere sanata. Troppa luce acceca, troppa invisibilità è in realtà un’epifania. Ciò che si agita dentro i versi costringe al silenzio, perché ”Qualcosa si appropria delle mie/ parole e le spappola”. "
(...)
"La poesia di Elena Giacomelli si situa in un’impasse, in una ferita ontologica. Che cosa abbia causato la ferita è un urto, con il reale, o meglio con la sua tragica assenza. Così sembra che queste poesie si situino in quello che Guy Debord chiamava ”Il cuore dell’irrealismo contemporaneo”. Non c’è una vera e propria deriva onirica (illusoria e perciò salvifica) in questi versi che colpiscono per la loro lucidità di specchi. Sono come placidi laghi in cui però la nostra immagine non si riflette, perché qualcosa ha decretato la nostra scomparsa. Così non c’è quasi traccia dell’autrice, (...)"
--> Strani giorni su Granovisioni
02 gennaio 2014
Dietro lo specchio
Prendiamoci il nostro ridicolo tempo
per studiare, decidere
tutto ciò che chiediamo ci cancella le labbra
non sappiamo leggere la bussola
non sappiamo privarcene
la fiamma dei candelabri ci arrossa le guance
Scendiamo dal letto degli sguardi beffardi
afferriamo i capelli sudati con le dita stanche
come potremo guardarci se non stilliamo sangue
Siamo nidi di uccelli a caccia di navi
(da Granovisioni)
per studiare, decidere
tutto ciò che chiediamo ci cancella le labbra
non sappiamo leggere la bussola
non sappiamo privarcene
la fiamma dei candelabri ci arrossa le guance
Scendiamo dal letto degli sguardi beffardi
afferriamo i capelli sudati con le dita stanche
come potremo guardarci se non stilliamo sangue
Siamo nidi di uccelli a caccia di navi
(da Granovisioni)
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